In questi giorni nel mondo dell’IT è arrivata una bella notizia, per noi di Revevol e per l’IT italiano in generale: AODocs è entrato a far parte del Magic Quadrant di Gartner. Una notizia che mi tocca particolarmente da vicino e che mi spinge in qualche modo a provare a condividere qualche breve riflessione e un piccolo bilancio su quello che ormai è un decennio abbondante di attività professionale e imprenditoriale nel mondo del cloud.

 

Come il cloud ha cambiato l’IT

Nove anni fa lasciai una “big” come KPMG, azienda splendida, che ho vissuto intensamente e che mi ha insegnato molto, sulle ali di un dubbio e di un'intuizione. Il dubbio era che forse l'IT come la stavamo vivendo non valesse tutti i soldi che costava e la complessità che portava, che con un po’ di coraggio si potesse fare veramente "more with less". L'intuizione era che l'arrivo del cloud computing avrebbe cambiato tutto o quasi, anche se nel 2010 non sapevo bene come.

I primi tempi furono esaltanti e adrenalinici, ma anche ricchi di alti e bassi: quante volte sono stato buttato fuori a metà di una riunione, non appena l'interlocutore realizzava che quello che proponevamo avrebbe comportato spostare i dati della propria azienda nei server di Google: ricordiamoci che ai tempi alcuni grandi nomi che oggi suonano le fanfare del "cloud first" soffiavano invece forte il vento della paura, semplicemente perché "il cloud" loro non ce l'avevano proprio.

Quello che allora era ritenuto frontiera oggi è mainstream, normale. In un certo senso l'intuizione del 2010 è stata confermata in pieno: il cloud ha proprio cambiato l'IT. E avevo visto bene anche sul "more with less": oggi una medesima business application è realizzabile integrando servizi cloud con costi e tempi che sono una frazione rispetto a quelli di 10 anni fa; il modo di fare system integration non è più lo stesso e soprattutto è cambiata la durata dei progetti: nessuno è più disposto a firmare assegni in bianco e aspettare mesi prima di vedere risultati, i clienti ci sfidano a mostrare valore e a farli “toccare con mano” su cadenza quasi settimanale.

 

C'è qualcosa che non avevo previsto?

Certamente. Pensavo un po’ ingenuamente che sarebbe stato sufficiente portare in cloud l'informatica che conoscevo, facendola oggetto di una nuova generazione di servizi, per "fare la rivoluzione del cloud". All'inizio non avevo per nulla immaginato che ci sarebbe stato bisogno di prodotti completamente nuovi. Quello che ho capito solo in seguito è che i grandi software vendor non erano lenti nell'abbracciare il paradigma del cloud solo per interesse commerciale nel continuare a spingere i loro "cash cow". Ma c’è qualcosa di molto più profondo: è più semplice creare un SaaS da zero nel cloud pubblico piuttosto che portare in cloud un prodotto pensato, sviluppato, venduto per decenni come “da installare on premise”. 

Per fortuna tutto ciò si è rivelato essere un "happy problem" – e qui arriviamo alla notizia di questi giorni- perché grazie al coraggio e alla passione degli azionisti e dei colleghi di Revevol abbiamo trasformato questo problema in un’opportunità, nel momento in cui abbiamo deciso di creare un prodotto che non c’era, e di cui c’era un gran bisogno. L'abbiamo fatto lanciando nel 2012 AODocs, la piattaforma di gestione dei processi di business nativa cloud

 

Fare impresa di successo restando in Italia

Come anticipato, la notizia di questi giorni è che AODocs è stato inserito nel Magic Quadrant di Gartner per le piattaforme di Content Service. È una bella notizia anche perché dentro AODocs c'è un bel pezzo di Italia: stiamo riuscendo a "fare impresa globale" restando qui. Vorremmo evitare di emigrare come hanno fatto quasi 200.000 italiani solo lo scorso anno, ma al tempo stesso sappiamo che possiamo trovare le dimensioni per avere successo solo rivolgendoci al mercato globale. E ci siamo riusciti: la prova è che ormai da tempo Google stessa è diventata cliente di AODocs, e ci ha anche dato il permesso di usare il proprio nome come referenza. E forse di questo siamo ancora più orgogliosi che del pur gratificante parere degli analisti.

Avanti così dunque, fiduciosi che l'essere italiani continui a essere un plus anche nel mondo della tecnologia. C’è un messaggio a tutti gli italiani di valore che sono dispersi per il mondo e vorrebbero tornare a vivere qui, ma senza per questo rinchiudersi nei nostri confini professionali: ci sono incentivi fiscali importantissimi, c'è una Milano che non è mai stata bella e viva come oggi, e c'è una piccola "multinazionale tascabile" con il cuore italiano che ha bisogno di voi per crescere. Se non ora, quando?