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Circa 6000 anni fa, i Sumeri hanno inventato la scrittura. Ma questa invenzione era riservata a un'élite intellettuale che, addestrata in scrittura e matematica, governava le città mesopotamiche. Queste città furono essenzialmente le prime “aziende” della storia. Mentre una minoranza d'élite governava, la maggior parte della popolazione fatta di agricoltori, artigiani e soldati lavorava giorno dopo giorno contribuendo alla prosperità di queste “aziende”.  Le parole e i numeri scritti avevano poco o nessun significato per le masse. Ricevevano ordini attraverso la comunicazione orale e non avrebbero mai pensato di rispondere ai propri capi  né si sarebbero mai sognati di “contribuire al processo decisionale”. 

Facendo un salto in avanti di alcune migliaia di anni, troviamo sorprendenti somiglianze tra le città dell'antica Mesopotamia e il modello di azienda emerso dalla rivoluzione industriale. Anche nel XXI secolo, il dirigente medio quasi mai è interessato alle opinioni e alle idee espresse dai dipendenti di livello inferiore, e troppo spesso si limita a trasmettere direttive con messaggi dall'alto verso il basso, senza prestare alcuna attenzione alle risposte o a eventuali suggerimenti che provengono dalla gran parte delle proprie persone. Oltretutto, per molto tempo si è dato per scontato che il successo o il fallimento di un’azienda industriale del secolo scorso si giocasse sulle idee e le qualità di un ristretto numero di persone, di solito istruite e di sesso maschile; il resto, la forza lavoro, viene vista come una “commodity” non atta a fare la differenza.

Coerentemente con questo modello di impresa, all'IT aziendale nessuno ha mai chiesto di imparare davvero a considerare o ascoltare realmente i “deskless”. Per l’IT, l'unico dipendente esistente è sempre stato quello che ha accesso a un computer. Il resto è relegato in una “terra di nessuno analogica”, senza alcun canale adeguato a dare o ricevere feedback. Al limite, avendo qualcosa da dire, queste persone possono tentare la fortuna utilizzando la cassetta dei suggerimenti della vecchia scuola, che se ancora esiste giace probabilmente sepolta sotto decenni di polvere, abbandonata in un angolo.

Questi atteggiamenti verso gli impiegati senza scrivania o i cosiddetti colletti blu stanno finalmente iniziando a cambiare, e per delle ottime ragioni. Le aziende stanno realizzando il valore e l'importanza che questo tipo di risorse ricoprono relativamente alle attività core della propria organizzazione. Queste persone sono innanzitutto quelle in prima linea, che spesso più frequentemente interagiscono con il cliente nei ruoli di servizio o di vendita. Chi meglio, ad esempio, di un rappresentante di una concessionaria di automobili per dare insight preziosi al management di un produttore di auto sul perché le persone acquistano o no un certo modello? Man mano che le aziende diventano più incentrate sul cliente, emerge l'importanza di dare una voce a tutti i loro dipendenti.

 

"Per ogni problema complesso, esiste una risposta chiara, semplice e sbagliata".

- HL Mencken

 

Sfortunatamente, uno primo tentativo dell'IT aziendale di dare voce a più dipendenti è fallito piuttosto miseramente. L'IT ha trascorso l'ultimo decennio a implementare a più non posso caselle di posta elettronica e intranet, soluzioni che non significano molto per la maggior parte dei lavoratori impegnati direttamente nei negozi o nelle fabbriche o nelle linee di produzione, le quali per la stragrande maggioranza operano senza computer e smartphone aziendali. Queste persone conoscono molto bene il mondo dell'IT, ma solo come consumatori, attraverso le app e i social network a cui accedono tramite i propri dispositivi personali. Una casella email o una intranet sono creature aliene, prive di interesse se confrontate con le infinite possibilità e le luccicanti attrattive contenute ormai anche nel più “basic” degli smartphone.

E anche i dipendenti collegati all'IT aziendale spesso disprezzano o semplicemente non comprendono le tecnologie imposte loro. Si prenda come esempio  SAP: un software estremamente potente ma che la maggior parte dei dipendenti non è “felice” di utilizzare. Sarebbe bello immaginare un mondo in cui i dipendenti partecipino con entusiasmo a corsi di formazione SAP, pronti e disposti a padroneggiare e utilizzare la tecnologia esattamente come l'IT si possa immaginare. Nulla di più lontano dalla realtà. Al contrario, una tecnologia complessa come SAP ha creato un enorme mercato per il cosiddetto “shadow IT”, poiché i dipendenti cercano alternative più user-friendly, aggirando l'infrastruttura IT obbligatoria e “ufficiale” propria dell’azienda.

Il tipo di “informatica personale” che si sta diffondendo e che viene adottata spontaneamente e con piacere non è quella “ERP like”, ma piuttosto strumenti come Facebook e altri social media che sono usati nella vita di tutti i giorni. Due miliardi di persone attualmente conoscono e apprezzano l'ergonomia di Facebook e godono delle sue funzionalità di condivisione e comunicazione dei contenuti. Invece di temere strumenti di questo tipo, l'IT aziendale dovrebbe prendere nota delle funzionalità e della user experience che offrono. Vogliamo che le persone, tutte le persone, sul lavoro possano condividere problemi e idee  , in modo che le migliori soluzioni emergano non dal contributo di pochi ma dall'intelligenza di molti. Ciò dovrebbe eccitare, non minacciare, i dirigenti, che saranno quindi in grado di sfruttare il potere di tutta la forza lavoro per far crescere la propria attività.

Non per colpa propria, fino al 2016, l'IT aziendale non ha mai avuto a disposizione una reale  soluzione per un migliore coinvolgimento e una più profonda responsabilizzazione dei dipendenti. Ha cercato di offrire una migliore collaborazione tramite caselle e-mail condivise o intranet aziendali, solo per vedere queste piattaforme diventare rapidamente città fantasma digitali, con nella migliore delle ipotesi tassi di adozione degli utenti finali prossimi  al  20%, e di conseguenza con la stragrande maggioranza dei dipendenti esclusi dalla comunicazione, ancora senza voce.

Fortunatamente Facebook ci è venuta in aiuto, creando una "Facebook privata per l'impresa" che è stata lanciata ufficialmente alla fine del 2016. Revevol è fiera di essere stata Partner di Workplace sin dal primo giorno, condividendo con Facebook la missione di dare voce a tutti i dipendenti. Perché crediamo che Workplace possa realizzare questa trasformazione quando altri strumenti hanno fallito?

Per due semplici motivi. Innanzitutto, perché Workplace aveva un milione di utenti un anno dopo il lancio e ha raggiunto i tre milioni di utenti paganti in in meno di tre anni. Questi sono esattamente gli stessi numeri di utilizzo che il Facebook per consumer aveva raggiunto al compimento del primo anno di attività. Ma soprattutto perché tutti i giorni ne stiamo vedendo gli effetti nelle attività dei nostri clienti. Non abbiamo visto nulla di simile dal lancio di G Suite avvenuto nel 2007.

L'era dei dipendenti non connessi si spera si sia conclusa: le aziende possono finalmente sostituire le loro città fantasma digitali con una piattaforma che cambierà il gioco.