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Negli ultimi dieci anni, Revevol ha osservato due società incredibilmente innovative trasformare il “digital workplace”. La prima ha fatto rumore 10 anni fa. La seconda molto più recentemente.

Google è arrivata per prima nel 2007 con il lancio di Google Apps, prendendo ispirazione, slancio e tecnologia dal loro mondo basato sulla ricerca, in cui l'obiettivo era la creazione di valore attraverso l’individuazione e la condivisione delle informazioni. Trasposto nello spazio aziendale, quel mantra è diventato Google Apps e poi G Suite, la piattaforma che ha rapidamente sbloccato il potenziale di collaborazione tra colleghi, aiutando ad aprire i silos organizzativi e rendere onnipresente l'accesso a informazioni preziose. ("anywhere, anydevice").

Con G Suite (e Office 365 che segue un percorso simile 10 anni dopo), le aziende di tutte le dimensioni hanno avuto a disposizione la tecnologia per connettere tutti i dipendenti e favorire realmente la collaborazione nella vita di ogni giorno, migliorando non solo la quantità e la qualità del loro lavoro, ma anche la loro esperienza professionale come individui. Questa trasformazione è ancora in corso, e in molte grandi aziende spesso è appena iniziata. Ma nessuno può più dire che manchino gli strumenti: solo come Revevol abbiamo aiutato a migrare ben oltre un milione di persone su piattaforme di collaborazione cloud: questo viaggio non è più per pochi.

Nel frattempo, la diffusione di Facebook - in pochi anni due miliardi di persone - ha dimostrato quanto rapidamente e in profondità la tecnologia possa rivoluzionare il modo in cui le persone interagiscono tra loro: oggi siamo abituati a connetterci e condividere le nostre esperienze in modi molto più personali e intimi rispetto al semplice accesso a un contenuto o un documento, e abbiamo bisogno di feedback e conferme su ciò che condividiamo. Dobbiamo raccontare e ascoltare storie. Abbiamo bisogno di conversazioni leggere e informali. Abbiamo bisogno di serendipità: incontri accidentali che ci insegnano cose nuove e aprono le nostre menti in modi che non ci saremmo mai aspettati. Ci sono innumerevoli esempi nel corso della storia del potere della serendipità, dall'invenzione della penicillina, al microonde e persino al Post-It.

Dalla creazione di Facebook nel 2004 al 2016, questa trasformazione si è svolta solo nello spazio dei consumatori: miliardi di persone si sono offerte volontarie per quello che noi di Revevol definiamo "la più grande formazione IT nella storia dell'umanità": abbiamo sperimentato il valore della condivisione e siamo diventati in qualche misura addirittura dipendenti dalla gratificazione che ne deriva. Siamo sempre più affamati di feedback e visibilità. L'impatto di questa trasformazione culturale e comportamentale sull'impresa in un primo tempo è stato piuttosto marginale. Certo, le persone utilizzano WhatsApp sul lavoro - spesso contro le loro politiche aziendali -, ma la maggior parte dei tentativi di implementare gli strumenti aziendali con un “sapore sociale” che in qualche modo imitano il paradigma Facebook hanno dato scarsi risultati, nonostante investimenti a volte importanti: rimaniamo a volte molto colpiti nel vedere quanti soldi hanno speso alcuni clienti su una rete intranet che nessuno utilizza e apprezza veramente, mentre le aziende e i fornitori delle soluzioni IT celebrano tassi di adozione dei dipendenti del 30%, o addirittura del 20%, come un "successo".

Nel 2016, Facebook ha "varcato il Rubicone" rendendo disponibile la propria tecnologia all'interno dell'azienda come "Facebook at Work", ribattezzato rapidamente "Workplace from Facebook" con la chiara intenzione di sottolineare il focus commerciale della proposta di valore (“Facebook at Work” in effetti si può eufemisticamente definire come un nome poco felice).

In Revevol, abbiamo investito molto presto su Workplace, sviluppando il nostro know-how della piattaforma ancora prima del suo lancio ufficiale. Non è difficile convincere le persone a utilizzare sul posto di lavoro uno strumento del genere: “essere sociale” è un istinto naturale, e l'utilizzo di uno strumento “che assomiglia a Facebook” massimizza le possibilità di adozione. Ma, come abbiamo subito scoperto, fare in modo che un progetto di questo tipo contribuisca agli obiettivi di business di un'azienda è molto  meno automatico e immediato: richiede i casi d'uso più intelligenti, un serio impegno da parte della leadership della società, e una solida integrazione di Workplace con l’architettura IT dell'azienda.

In effetti, abbiamo sperimentato in prima persona  in Revevol come Workplace sia molto più efficace se usato insieme a G Suite, perchè coinvolgere le persone e farle collaborare sono due miglioramenti in grande sinergia reciproca. E non siamo soli: molti dei nostri clienti di GSuite che hanno provato Workplace hanno segnalato lo stesso fenomeno. Attraverso Workplace, un'altissima percentuale di persone è coinvolta e motivata in argomenti rilevanti sia per loro come individui sia per la propria attività in azienda. E attraverso GSuite si può trasformare quel coinvolgimento in produttività, lavoro che viene fatto in qualsiasi momento, ovunque, insieme.

Avendo avuto il privilegio di lavorare con Facebook, Google, e i loro clienti, siamo in grado di vedere chiaramente quanto hanno bisogno l'uno dell'altro nel workplace aziendale. Questo perché, da soli, né Google né Facebook possono fornire l'architettura per abilitare una vera e completa trasformazione digitale. Le imprese hanno bisogno di una solida spina dorsale di collaborazione che è centrata intorno ai documenti e alla conoscenza, e Google fornisce agli utenti delle fondamenta eccellenti. Ma, allo stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che i dipendenti sono innanzitutto persone. Hanno bisogno di un posto sicuro per avere semplici conversazioni e raccontare storie sulle loro vite e la loro attività professionale; queste conversazioni possono e devono coinvolgere tutti in azienda, tra cui anche i cosiddetti “deskless” o “colletti blu”. Proprio questo è l’ambito nel quale Facebook sta dimostrando di essere un vero e proprio “game changer”, inserendosi nell'architettura della collaboration come “pezzo mancante del puzzle” che stavamo aspettando da molto tempo.

Quando sono usate insieme correttamente, queste due piattaforme, che sono state inizialmente spinte verso il mondo consumer, possono abilitare una nuova cultura della collaborazione e della motivazione raggiungendo dipendenti su qualsiasi dispositivo essi utilizzino nella loro vita di tutti i giorni. Questa capacità di diffusione rende a portata di mano la rivoluzione digitale di cui ogni azienda ha bisogno per sbloccare il potenziale del proprio  capitale umano.